il solito

se mi fosse venuto in mente un titolo lo avrei messo, ma sono irrimediabilmente a corto di idee. oppure ho solo idee corte.

elicriso:

“Perché sei sempre triste? Gli ho chiesto.

Non sono triste.

Sì che lo sei.

Non è quello mi ha detto. Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo in una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.

Io sto aspettando, mi ha detto.

Cosa?

Sto aspettando di fare ciò per cui sono nato.”

Alessandro Baricco, Questa storia

non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. semplicemente è lontana.

E quindi niente, mi tocca aspettare. Praticamente è tutta la vita che aspetto. Dovrei comprare una panchina e incollarmela al culo, cazzo.

se ne ordiniamo due magari ci fanno lo sconto. no, con quel che costano le panchine… O_o

Paola B, via Micol (via batchiara)

contrecoeur:

Il male, non gli errori, durano,
ciò che si può scusare è scusato da tempo,
anche i tagli del coltello sono guariti così,
solo il taglio fatto dal male non guarisce,
si apre di notte, ogni notte.

— Ingeborg Bachmann

è soltanto rassicurante realizzare che ci viene affidata una sola vita, e con quella vita possiamo fare tutto quello che ci pare. ho detto possiamo?
volevo dire dobbiamo.
non si possono cancellare le persone come fossero errori di ortografia.

una persona speciale. che sa cosa vuol dire voler bene.

È proprio una roba maschile, questo tornare e tornare e tornare ancora, all’infinito, come quelli che non si ricordano se hanno chiuso il gas e poi lo scaldabagno e poi ricontrollano che sia proprio tutto chiuso-chiuso e sicuro? Possiamo partire? Ecco, così. Quando lasciate, mica quando venite lasciati: ché lì vi brucia e ci augurate ogni male e dite a tutti che siamo delle zoccole anche se quando stavamo con voi eravamo delle suore senza fantasia, e decidersi, magari. Comunque è quando lasciate che vi vengono le nostalgie. Ve ne andate, ma poco poco. E dopo qualche mese ritornate. Come stai, come va, cosa fai. Ci vediamo, cosa fai stasera, magari vengo anche io. Sai che in fondo un po’ mi manchi. Nessuno mi capiva come te. E noi, le lasciate, indecise fra “Mavaffanculo” e “Ooooh”. Troppo spesso, se non abbiamo nessun altro e il ricordo è ancora vivo, e magari un po’ stavamo aspettando e ci speravamo, “Ooooh”.

Me parlare donna un giorno

L’opzione “Mavaffanculo” è sempre la migliore. Sempre.

(via blondeinside)

roba maschile? non voglio scatenare discussioni di genere, orientamento ed altre cose di questo genere. ma conosco un sacco di donne (non solo lesbiche e non solo “mascoline”) che questo “tornare” e questa indecisione la usa come dinamica normale nei rapporti.

non la connoterei come “roba maschile”, piuttosto come roba da stronzi. che bisogna proprio essere stronzi a comportarsi così. che le persone non sono “roba nostra”. ci prestano il loro cuore per un po’, poi capita di doverglielo restituire. e quel tornare, quel rimanere, quell’indecisione, quel capire sempre sulla porta d’uscita che “forse mi manchi, forse però ti volevo bene davvero, forse eri tu la persona giusta” beh, è incoerenza data dalla paura di rimanere soli e dall’egoismo di un capriccio da bambini viziati.
non è la perdita la misura dell’amore (citando la winterson), troppo facile, pensare, di aver capito tutto quando ormai si è mandato tutto a puttane (si, uso spesso i francesismi). troppo facile, davvero. la misura sta nelle infinite piccole cose che curiamo cercando di far crescere il sentimento che c’è, le piccole cose, quelle che sembrano insignificanti. il ricordarsi quanto zucchero vuoi nel caffè ed accettare anche i difetti e le differenze che ci sono. la misura sta nell’attenzione che mettiamo nel guardare ed ascoltare piuttosto che vedere e sentire. e soprattutto nella capacità di smettere di “innamorarci” ed iniziare ad amare, con ogni singola particella di noi.
sembra impossibile. ma l’impossibile, si dice, è solo questione di esercizio.

ps. si, concordo, il “Mavaffanculo” è sempre l’opzione migliore. peccato che a volte, per arrivarci, ci vuole del tempo.

Aspettare è ancora un’occupazione. È non aspettar niente che è terribile.

Cesare Pavese (via elicriso)

bellissimo! o_O

silvia:

mikimeiko:

(via staree)

*_*

silvia:

littlev:

This is what my room will be in a couple of years ^_^”

braccia rubate all'agricoltura

redford:

holden1978:

redford:

Y: mi aiuti?

2:27 PM

ho un problema matematico da risolvere

è facile

ma io sono stupida

se il netto è 100 e la ritenuta d’acconto è 20

quant’è il lordo?

X: oddio

[…]

Y: e ti proibisco di pubblicare lo scambio su tumblr

X: troppo tardi

bellissimo (da leggere tutto)! :D

che figura, che vergogna! :D

macchè vergogna! discussioni di questo genere in un “ufficio contabilità” sono all’ordine del giorno. i peggiori matematici sono i contabili, parola di contabile. :D

sommo cifre astronomiche con dimistichezza e poi per fare “54 + 27 - 15” prendo la calcolatrice (ma è anche vero che ho una buona scusa: mia madre è un insegnante elementare ed ho avuto il trauma, non ancora superato, di avere la “maestra” anche a casa. per questo non so le tabelline e non so fare le somme…)

braccia rubate all'agricoltura

redford:

Y: mi aiuti?

2:27 PM

ho un problema matematico da risolvere

è facile

ma io sono stupida

se il netto è 100 e la ritenuta d’acconto è 20

quant’è il lordo?

X: oddio

[…]

Y: e ti proibisco di pubblicare lo scambio su tumblr

X: troppo tardi

bellissimo (da leggere tutto)! :D

io so che tutto questo passerà

rosesandcherubim:

e che riuscirò anche a sorriderne con indulgenza, ripensandoci.
sono nel pieno di una tempesta e l’unico modo per uscirne, credo, sia attraversarla. non so cosa rimarrà dopo, ma confido nella lucida consapevolezza di sapere cosa non voglio.
il resto, mi auguro, verrà da sé.

negli ultimi giorni ho detto almeno duemiliardi di volte “mi auguro” pensando al resto che “verrà da se”. perchè dopo infiniti capitomboli e dopo tempeste e naufragi se ti capita di trovare un posto tranquillo vorresti non perderlo. ma, pur non avendo saturno contro, pare che le congiunzioni astrali non siano, al momento, favorevoli. e così dall’altra parte c’è una persona che deve attraversare la sua “tempesta” (e mi auguro che capisca che ha tutta la forza e la capacità per affrontarla, e mi auguro che abbia la lucida consapevolezza di quello che non vuole, ed anche, magari, di quello che vuole per se). ed io? io affronto la mia tempesta. quella quotidiana. quella dei miei 31 anni e della fatica che a volte si fa ad andare avanti, sempre e comunque. e rimango qua. fuori dalla sua tempesta ad “aspettare” (non è il termine giusto, ma non ne trovo altri). non ad aspettare lei (si, forse si, ma meglio non ammetterlo mai pubblicamente), ma ad aspettare di poter ascoltare di come è riuscita ad affrontare la sua tempesta: quel pezzo di strada da cui io devo essere, necessariamente, fuori.

e magari, quel “verrà da se” sarà incontrarsi nuovamente e ritrovare quel posto tranquillo. io me lo auguro, ancora una volta. me lo auguro.

ed io esprimo un desiderio, senza stelle cadenti. lo esprimo e vado avanti per la mia tempesta.

eh si. forse l’unico modo per uscire da una tempesta è attraversarla. andare fino in fondo ed affrontarla. e poi, mi auguro, arriverà anche il tempo in cui si riuscirà a sorridere di tutto questo con amorevole indulgenza.

me lo auguro, con tutto il cuore.

lalumacahatrecorna:


luciacirillo:

clairefisher:

chiarachiari: itchycosmicpocket: markgosingtian: Dont Stop Trying | Dont Try Stopping

Well, maybe there’s a God above
But all I’ve ever learned from love
Was how to shoot somebody who outdrew you
It’s not a cry that you hear at night
It’s not somebody who’s seen the light
It’s a cold and it’s a broken Hallelujah

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